Lierre Keith: “I vegani non salveranno il mondo” Lierre Keith: “I vegani non salveranno il mondo”
La scrittrice americana e coltivatrice diretta, Lierre Keith, in un libro spiega perché non basta la vita cruelty free per ottenere una più equa... Lierre Keith: “I vegani non salveranno il mondo”

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La scrittrice americana e coltivatrice diretta, Lierre Keith, in un libro spiega perché non basta la vita cruelty free per ottenere una più equa distribuzione delle risorse

Il veganismo, insieme a tutti coloro che decidono di sposarlo come stile di vita quotidiano, rappresenta da sempre una fonte inesauribile di spunti, dibattiti e, spesso, polemiche. La decisione di eliminare dalla propria dieta e dalle proprie abitudini giornaliere tutto ciò che ha un’origine animale (che si tratti di cibi, bevande, cosmetici o capi di abbigliamento in genere), pone il resto della società di fronte ad un dubbio ancestrale: sarà davvero giusto vivere così? E’ una scelta corretta? Siamo davvero noi a non renderci conto di quanto contribuiamo ad inquinare il pianeta continuando ad assumere carne e altri ingredienti che derivano da esseri viventi innocenti? E se invece non fosse così? Ebbene, tante di queste domande, soprattutto l’ultima, se l’è posta anche una scrittrice americana, Lierre Keith.

Femminista e attivista su tematiche riguardanti il cibo e la tutela dell’ambiente, Lierre Keith, oltre ad essere una scrittrice affermata oltreoceano è anche una coltivatrice diretta. Il suo libro, che da poco è stato tradotto anche in italiano, affronta in maniera trasparente ed estremamente incisiva la questione dello stile di vita vegan, sfatando un po’ il mito della scelta sana e piena di buone intenzioni. Con il testo “Il mito vegetariano: cibo, giustizia, sostenibilità. Perché non bastano le buone intenzioni”, che qui da noi è edito da Sonzogno, in sostanza Lierre Keith cerca di spiegare come “scegliere un’alimentazione vegetale per difendere animali indifesi e salvare il pianeta sia sì una mossa importante ed ammirevole, ma assolutamente insufficiente”.

lierre keithNei fatti su cosa si cerca di puntare l’attenzione? Sull’industrializzazione. Basare il proprio desiderio di una più equa distribuzione delle risorse solo su principi come la filosofia e il veganismo, secondo Lierre Keith, non basta. Lei che, da poco più che adolescente, aveva sposato l’alimentazione cruelty free, per poi interromperla a seguito di una serie di problematiche di salute dovute, poi si scoprì, proprio alla dieta vegan. La stessa scrittrice lo racconta: “L’alto livello di zuccheri e carboidrati all’interno della dieta vegan comporta insulina elevata e diabete di tipo 3, senza dimenticare le complicazioni a livello cardiovascolare. In più occorre ricordare anche la pericolosa esposizione alle cellule tumorali che, guarda caso, si nutrono proprio di zuccheri. Lierre Keith, nel suo libro, punta il dito sulla carenza di proteine e di vitamine essenziali all’interno della dieta vegan che, sempre secondo quanto da lei pubblicato, “comporterebbe una sofferenza maggiore per danni cerebrali o disordini mentali in genere”.

Poi ci sarebbe la questione relativa all’ambiente. Se da un lato, anche coltivare della lattuga comporta l’utilizzo di prodotti animali così da tenere in salute il terreno, dall’altro Lierre Keith si interroga sull’utilità di distruggere i prati per dare spazio alle coltivazioni di grano: “Andrebbero lasciati ai ruminanti per via della loro relazione simbiotica con i batteri. Tuttavia, i ruminanti senza predatori trasformerebbero lo stesso la prateria in un deserto, attraverso la sovrappopolazione e lo sfruttamento. Così la preda ha bisogno di essere mangiata, come i predatori hanno bisogno di mangiarla. Siamo tutti predatori finché non diventiamo prede. Nessuno esiste fuori da una comunità, siamo ciascuno parte dell’altro, sia nell’atto del mangiare che in quello di essere mangiati”.

  • Giovanni Primavera

    Certo che leggere certe castronerie scientifiche in ambito medico fà davvero rattristare…e voi che pubblicate su un portale Vegano certe cose senza commentare mi sorprende davvero.
    Con tutti gli studi e pubblicazioni decennali che ci sono a discapito della alimentazione onnivora e a favore dell’alimentazione esclusivamente vegetale SENZA alcuna controindicazione o accentuazione di malattie (in primis proprio i tumori) mi chiedo se la suddetta signora non sia semplicemente pagata dalle solite lobby mondiali che decidono come devono andare le cose…
    Che tristezza davvero

    • Manuel McFadden

      L’autrice del libro si è ammalato proprio di tumore quando era ancora vegana.
      Una mia collega di lavoro sta lottando con un tumore (sarcoma) ed è stata vegetariana per 15 anni e vegana da 8, e di certo non è l’unica.
      Nessuno è immune da niente.

      • Manuel McFadden

        dimenticavo di dire che io stesso sono stato vegano per quasi 7 anni.